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Bruciarsi la sostenibilità energetica per un colore

Un cantiere pubblico finanziato dal Comune trasforma nòva in un luogo energeticamente sostenibile. Una prescrizione della Soprintendenza sul colore dei pannelli fotovoltaici rischia però di compromettere tutto. Ecco perché abbiamo deciso di parlarne apertamente.

Data: 7 luglio 2026

Non siamo soliti prendere posizione pubblica in polemica con altre istituzioni del territorio. Quando lo facciamo, è perché tacere ci sembra una scelta insostenibile nei confronti della nostra comunità.

In queste settimane l'Europa è attraversata da una delle ondate di calore più intense mai registrate e diverse città italiane hanno fatto i conti con blackout e reti elettriche al limite. Nelle città si muore dal caldo. Il cemento non riflette solo il calore ma anche la misura di quanto abbiamo clamorosamente ignorato la natura nella pianificazione urbana.
Gli esperti ripetono una cosa semplice: le città vanno ripensate, servono efficienza energetica e produzione diffusa di energia, a partire dagli edifici pubblici. Urbanisti e policy maker hanno il compito epocale di ripensare in fretta gli spazi pubblici, di lavoro e di cura in funzione anti-climatica.
Nel nostro piccolo è esattamente ciò che stiamo facendo ed è proprio qui che la nostra storia diventa paradossale.

→ Un bene pubblico che torna a vivere

La Palazzina Caretto — l'ex palazzina comando dell'ex Caserma Passalacqua — è la nostra e la vostra casa da quasi un decennio ormai. L'abbiamo salvata dall'abbandono attraverso un lavoro incessante dal basso, insieme a tante persone e associazioni. Insieme a voi, che lo spazio l'avete frequentato e plasmato con idee e progetti.
Oggi nòva è al centro di un cantiere pubblico di riqualificazione ed efficientamento energetico, finanziato dal Comune di Novara, che di questo progetto è parte e alleato attraverso un particolare strumento di collaborazione chiamato "Partenariato Speciale Pubblico Privato", stipulato con nòva.

A lavori conclusi l'edificio sarà interamente elettrico, senza gas, con cappotto termico, impiantistica e infissi efficienti, raccolta dell'acqua piovana e sul tetto un impianto fotovoltaico all'altezza dei bisogni energetici futuri. Nelle nostre intenzioni, nòva sarà rifugio climatico urbano, in grado di ospitare la comunità con eventi e attività, anche e in particolare nei mesi più caldi, dove le città possono diventare inospitali.

→ Il colore che rischia di compromettere tutto

La Soprintendenza chiede che i pannelli sul tetto siano di colore assimilabile alle tegole — di fatto "rossi" — invece dei neri standard. Sembra una questione solo di forma, ma è drammaticamente sostanziale.
Inizialmente suggerisce di usare dei pannelli rossi per un minore impatto visivo. Insieme alla Direzione Lavori (Comune di Novara) per circa un anno abbiamo tentato di convincerli a ridiscutere questa prescrizione tenendo conto delle minori performance energetiche dei pannelli colorati e dei costi maggiori. Abbiamo provato anche a inquadrare l'intervento nel contesto urbano che è: un processo di rigenerazione urbana di una caserma che, prima dell'attivazione di nòva, versava in completo stato di abbandono e trascuratezza. Condizione che per la verità continua a riguardare tutto il resto della caserma Passalacqua.

Un anno di tentativi che però non porta a nulla. Il 26 giugno 2026 la Soprintendenza conferma la sua prescrizione: sul tetto vanno montati i pannelli rossi.
Il parere definitivo respinge i pannelli neri solo per motivi visivi e non spende una sola parola su costi o resa energetica. Una decisione che valuta esclusivamente l'estetica, senza mai considerare il dimezzamento dell'energia né il raddoppio della spesa pubblica.

Numeri alla mano, per raggiungere la produzione prevista dal progetto iniziale del Comune (pari a 38,8 Kwp) l'utilizzo di pannelli "rossi" raddoppierebbe la spesa per l'intervento - circa 87.000 euro in più rispetto ai pannelli standard. Il costo complessivo raggiungerebbe così la cifra record di 184.434 euro (4.790€/Kwp 😳, più del doppio dei valori di mercato).
Con gli stessi soldi che le casse pubbliche impegnerebbero per l'impianto "rosso", potremmo mettere in posa più di 74 Kwp con pannelli standard (neri), portando così la produzione energetica sensibilmente più vicina ai livelli del fabbisogno reale.
Quindi per ottenere la medesima potenza, quel colore costa quasi il doppio di risorse pubbliche. A pari costo pubblico, produce la metà.

Tradotto in ciò che conta: secondo le nostre stime sono circa 46.000 kWh di energia pulita persi ogni anno — quanto consumano 17 famiglie — e oltre 20 tonnellate di CO₂ in più, legate all'energia che, non prodotta sul tetto, andrebbe comprata dalla rete. E il taglio pesa soprattutto d'estate, proprio quando uno spazio di comunità dovrebbe far fronte ai picchi di domanda energetica e rinfrescarsi per accogliere la comunità.

→ Non è una guerra alla tutela

Vogliamo essere chiari: non è una guerra alla tutela del patrimonio. Durante il cantiere la Soprintendenza ci ha fatto molte richieste, e le abbiamo accolte tutte — dai pavimenti ai parapetti, fino agli infissi in legno al posto del PVC (più cari da manutenere) imposti "per coerenza con il periodo storico dell'immobile". Insieme alla Direzione Lavori del Comune abbiamo concordato di accogliere sempre le prescrizioni della Soprintendenza. Pensiamo sinceramente che il destino di nòva dipenderà dalla nostra capacità di generare valore sociale, relazionale e culturale e non dalla maniglia delle finestre (con tutto il rispetto per le maniglie delle finestre, che comunque la Soprintendenza ha chiesto di cambiare).

Su una cosa non ci stiamo: non vogliamo diventare il tempio delle scelte sbagliate.
Nelle settimane attraversate dalla peggiore ondata di calore mai registrata in Europa, mentre le città si interrogano su come accelerare una conversione ecologica urgente a ogni livello, non vogliamo diventare il simbolo quotidiano di come la burocrazia possa rallentare l'innovazione, compromettere la sostenibilità e condizionare in modo concreto le nostre vite.

Spendere più soldi pubblici per produrre meno energia pulita ci sembra ingiusto e inaccettabile, perché il punto vero è la proporzione. Anche quando si chiede una modifica in nome della tutela, quella richiesta deve restare ragionevole. Una mitigazione estetica che, a parità di spesa pubblica, dimezza l'energia di un edificio nato per essere sostenibile non è un compromesso ragionevole: è un sacrificio sproporzionato, nel momento storico esatto in cui enti e istituzioni dovrebbero fare l'opposto.

→ E se la visibilità fosse il punto di forza?

C'è un ultimo aspetto, ed è quello più nostro. La prescrizione nasce dall'idea che i pannelli, visibili dal parcheggio pubblico davanti allo spazio, siano un disturbo al panorama architettonico. Esistono diverse ricerche accademiche che dicono esattamente il contrario.

Uno studio del Grantham Research Institute della London School of Economics, condotto su circa 60.000 impianti, mostra che dove il fotovoltaico è visibile il vicinato tende a installarlo di più. Si attiva quindi una spirale di emulazione positiva: vederlo abbassa le barriere e rende la scelta familiare per chi ci vive intorno. Gli stessi autori della ricerca suggeriscono paradossalmente di aumentare la visibilità degli impianti per accelerare la transizione energetica.

Un tetto pubblico che viva di sole, in mezzo all'abbandono e al vuoto urbano non impoverisce il paesaggio, lo trasforma. Mostra a un'intera comunità che c'è un investimento pubblico e civico per migliorare la città intorno. È esattamente la funzione sociale, educativa, di diffusione di buone pratiche per cui nòva esiste. Informare, contaminare e generare cambiamento.
Mimetizzare quei pannelli fino a non riconoscerli significa spegnere anche questo.

→ Cosa chiediamo

Una cosa semplice: che la prescrizione venga rivista e che siano autorizzati i pannelli neri standard, per completare l'efficientamento dell'edificio senza sacrificarne la resa né gravare ancora sulle risorse pubbliche.

Non è in gioco solo un tetto. È in gioco un modello che questa città sta già dimostrando di saper costruire: rigenerare dal basso un bene pubblico abbandonato e renderlo davvero inclusivo e sostenibile.

Se pensi che abbia senso, la cosa più utile che puoi fare adesso è farlo sapere: condividi questa storia.
Più se ne parla, più diventa difficile difendere una scelta che nel 2026 appare fuori dal tempo.

→ Cosa si sta dicendo sulla vicenda

La Stampa → Il caso dei pannelli solari rossi al posto di quelli neri: la Soprintendenza finisce nel mirino
La Voce di Novara → Il fotovoltaico dimezzato dal colore: la battaglia di nòva contro la Soprintendenza
La Voce di Novara → Pannelli fotovoltaici rossi alla Passalacqua, si allarga il fronte delle critiche alla Soprintendenza
La Voce di Novara → Canelli presenta il conto alla Soprintendenza: «Cantieri bloccati, ritardi e costi in aumento»
La Stampa → La difesa del Soprintendente
La Stampa → Canelli all'attacco: da nòva a piazza martiri
La Voce di Novara → Pannelli rossi alla Passalacqua, Comune e Soprintendenza si scontrano. Ma cosa dicono davvero gli atti?
Ticino Notizie → Recupero dell’ex Palazzina Caretto a Novara: nòva contro la Sovraintendenza
La Voce di Novara → Fotovoltaico, Legambiente lancia la sfida: «Trasformiamo i grandi parcheggi in centrali di energia pulita»

Giovanni Mori 👇

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