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Dante e noi. La Commedia, capolavoro per l'oggi.



COME L’UOM S’ETTERNA
Nella Divina Commedia c’è scritta la nostra vita.
Il capolavoro del Sommo Poeta è immortale proprio perché è in grado di parlare agli uomini di tutte le epoche. Se la visione del mondo di Dante è tipicamente medievale, i temi che egli tratta interpellano ciascuno di noi. Per questo la Commedia ci è giunta arricchita dai più svariati commenti, che sono aumentati attraverso i secoli e non cessano di crescere. Per questo è stata amata e conosciuta sia dalle persone più umili che dai più grandi intellettuali.

Per una lagrimetta che ’l mi toglie | Purgatorio V – Una scintilla di bellezza
Il
quinto canto del Purgatorio** parla di speranza. La speranza di chi non è un povero illuso, ma mantiene la certezza che uno spiraglio di vita, di salvezza, è sempre possibile. Una speranza senza scorciatoie, che sa affrontare il dolore e l’incomprensione.
Dante in questo canto cede la parola a tre spiriti morti violentemente: Jacopo del Cassero, un politico; Bonconte di Montefeltro, un condottiero; Pia dei Tolomei, una gentile donna segnata da un tragico destino. Di quest’ultima si sa poco o nulla, ma Dante l’ha stappata dall’oblio, rendendola immortale con sette mirabili endecasillabi.
I tre spiriti raccontano di sé: le loro sono esistenze segnate da profonde ferite, schiacciate da forze brutali e inique. Esistenze imperfette, come le nostre; eppure esistenze salvate da un amore più grande.
Splende in questi tre spiriti una insopprimibile scintilla di bellezza, che emerge infine più forte di ogni ostacolo.
Purgatorio V invita ciascuno di noi a guardare con benevolenza le nostre vite, scorgendo in esse ciò che c’è di positivo, oltre le fatiche e le incrostazioni. E ci invita, allo stesso tempo, a guardare agli altri con misericordia, cercando di scorgere quella scintilla di autentica bellezza presente in ciascuna persona, per darle spazio.

Sì udirai come in contraria parte mover dovieti mia carne sepolta | Purgatorio XXXI
A seguire il
canto 31 che potremmo titolare come "il cammino della redenzione**", un canto dalla bara con amore.
Il trentunesimo canto si apre – caso unico in tutto il poema – con l’apostrofe rivolta al poeta da Beatrice. Un discorso accusatorio prima portato solo indirettamente, per taglio. Dopo l'iniziale smarrimento, che lo aveva lasciato senza parole, Dante, incalzato da Beatrice e ancora preso da confusione e paura, riesce a ritrovare la voce per ammettere, sia pur faticosamente, la propria colpa. È il momento iniziale della confessione, che tuttavia non è ancora sufficiente, poiché la confessione deve mostrarsi piena e spontanea; per questo la stessa Beatrice ripercorre, sulla traccia del libro della Vita nuova (già richiamato nel canto precedente), la vicenda dell'amore che Dante ebbe nei suoi confronti, il cui significato spirituale venne oscurato dal «traviamento» in cui cadde il poeta in seguito alla morte di lei. Vengono dunque ripresi e riannodati i fili di quella storia giovanile che, a questa altezza del viaggio, nel punto di confine tra l'umano e il divino, riacquista il suo più alto valore e si avvia a concludersi in Paradiso.

Letture e commenti ai canti a cura del prof. Marco Erba
Musiche composte e eseguite dal vivo da Matteo Cecchett
Interpretazione dei canti: Stefano Begalli e Giuseppe Passalacqua

Date degli incontri:

3 Dec 2021 18:00

Costo:
10 €


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